Storia

Queste poche righe contengono la storia coraggiosa di una missione intercongregazionale in terra afghana, avviata, gestita, testimoniata da alcune religiose provenienti da diversi Istituti religiosi; è il racconto non delle imprese umane, bensì delle imprese di Dio, dell’aiuto dato dal Signore a chi si è fidato di Lui, della sua Divina Provvidenza.

Ricordare e riannodare i punti serve per dare nuovo vigore all’impresa avviata, per ritrovare le ragioni primitive dell’originario entusiasmo.

“Salvate i bambini di Kabul !”… l’accorato grido di Giovanni Paolo II lanciato al mondo nel messaggio del Natale 2001. Il Padre Giancarlo Pravettoni, Guanelliano, stimolando la naturale propensione alla solidarietà della CISM(=Conferenza Italiana Superiori Maggiori) e dell’USMI (=Unione Superiore Maggiori Italiane), riuscì a coinvolgere alcune famiglie religiose, particolarmente sensibili alle tematiche umanitarie e già impegnate sul fronte degli aiuti ai minori, coinvolgendoli in un progetto molto coraggioso: aprire in Kabul un rifugio per i bambini più sfortunati (i disabili) sostenuto e curato da religiose.

Il 7 aprile 2004 fu così istituita l’Associazione “Pro Bambini di Kabul” (PBK) ONLUS formata da quattordici Congregazioni.
Furono incontrati rappresentanti di varie Organizzazioni Internazionali ( Caritas Italiana, in modo particolare ) , i quali suggerirono un’opera per bambini disabili mentali come campo d’assistenza non ancora considerato seriamente nel paese.

Il 22 maggio 2006 viene inaugurato il Centro Diurno per bambini disabili mentali, fortemente discriminati ed addirittura segregati in casa dagli stessi familiari, per un malinteso sentimento di colpa e di vergogna.
Questo è stato l’inizio della Missione lungamente desiderata. L’apertura del Centro ha significato per le Suore condividere e mostrare la buona notizia che Dio ama le sue creature senza discriminazioni di razza, di colore, di religione, di inabilità fisica o mentale.
Questo è il messaggio che esse annunciano attraverso il Centro ad una Società lacerata da pregiudizi e da violenze. Il progetto PBK divenne così un “seme vivo” che via via andrà presto a svilupparsi.

Il Centro Diurno PBK per i bambini disabili mentali non gravi è una piccola realtà che può accogliere solo 40 bambini, ma per le famiglie e per i bambini tanto provati in questa città martoriata sta diventando un faro di luce e speranza. La fama è andata oltre ogni speranza e l’O.N.U. ha interessato tre Università straniere: Gallaudet University of Manchester, University of Oslo e University of Stockolm, che con la Kabul Education University: si impegneranno ad organizzare presso il Centro PBK e presso la sede dell’UNESCO corsi di formazione per maestri, che vogliano impegnarsi nella cura dell’handicap.

L’ultima bella notizia è arrivata dagli USA, Suor Joyce Meyer, Executive Director della Hilton Fund for Sisters, facoltosa fondazione che si propone di sostenere economicamente il lavoro delle religiose che operano in paesi poveri del mondo a fianco dei più deboli, ha visitato la comunità delle suore di Kabul per conoscere le loro necessità e sostenerle.

Le radici e il motore di questa rinascita della vita, che spunta in mezzo alle rovine più disastrose, è una comunità di poche donne consacrate, che hanno messo in comune la loro carità e i loro carismi e, senza quasi volerlo e saperlo, ci hanno rivelato la sorprendente forza della vita religiosa femminile anche dentro alle realtà più tragiche e pericolose.

L’azione educativa è un‘onda che parte dal centro, che è il bambino, e raggiunge realtà tanto più ampie quanto più forte e intenso è l’impulso iniziale. La prima realtà raggiunta sono stati naturalmente i genitori dei bambini, la seconda: la scuola statale afgana, la terza: in modo veramente inaspettato il Ministero dell’Educazione afgano.

PBK: “CORTILE DEI GENTILI” DELLA CARITA’: SPERANZE E PROSPETTIVE

Molto spesso si sente esortare o si legge che le/i religiose/i, soprattutto oggi, in un mondo caratterizzato dalla ‘complessità’, dovrebbero superare ogni tentazione isolazionistica e ogni illusione di autosufficienza e adottare la strategia del lavorare insieme, mettendo in comune informazioni, intuizioni profetiche, collaborazioni e perfino realizzazioni di iniziative comuni.

Ebbene l’esperienza del PBK è il frutto di una riuscita esperienza di collaborazione intercongregazionale.
Il Centro Diurno educativo PBK, in questi anni (dal 2004) è diventato il “cortile dei gentili”della carità. Papa Benedetto quando chiede che anche oggi si creino dei “Cortili dei Gentili” si riferisce a quel popolo composto dai lontani, dai cercatori d’infinito, dai curiosi o anche dai delusi, perché si avvicinino a Dio “almeno come Sconosciuto”.

Come il “cortile” è un luogo non ancora confessionale, non ancora liturgico, non ancora ecclesiastico, in un certo senso è, però, un luogo religioso, perché ha le condizioni per un incontro preliminare con Dio, così la carità “raccontata” ogni giorno dalla comunità delle nostre sorelle a Kabul, che sta operando tra i bambini disabili con ammirevoli risultati, sta diventando esso stesso un luogo sacro o perlomeno un “atrio”per l’incontro con Cristo carità incarnata. Un “cortile dei Gentili” piccolo, – perché il Centro diurno è di piccole dimensioni –, ma grande quanto il mondo, perché costruito dal coraggio delle religiose e religiosi usciti dagli accampamenti dei loro Istituiti, andando incontro a tutti gli uomini di buona volontà, certi che la carità è il solo linguaggio in grado di sostenere il dialogo della vita a qualsiasi latitudine, con qualsiasi cultura, religione o etnia.

A Kabul siamo soltanto un seme, ma come tutti i semi piantati da Dio, siamo certi che diventerà un grosso albero. Là siamo soltanto un granello di speranza, ma come tutti i semi, stiamo crescendo nel silenzio di Dio; un silenzio operoso e ricco d’amore per chi ha bisogno sì di cure materiale, ma soprattutto di essere sinceramente amato, di quell’amore che solo il Risorto può immettere nel cuore umano.

Là siamo soltanto una piccola opera, ma possibile “modello” di un nuovo sviluppo, di un umanesimo integrale, aperto ai valori cristiani e umani della solidarietà, dell’uguaglianza, della giustizia sociale e della fraternità.

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